Cosa rispondere (e come) alle domande più frequenti e insidiose di un colloquio di lavoro

Eccoci davanti al nostro selezionatore, le presentazioni sono avvenute e siamo seduti di fronte a chi ci farà le domande per conoscerci meglio. Le domande che ci verranno rivolte servono al selezionatore per capire se facciamo al caso suo in relazione alla posizione di lavoro da occupare.

Aprire il colloquio di lavoro con un sorriso e una espressione “morbida” è già un buon punto di partenza. Ricordatevi che avete una sola occasione per fare una prima buona impressione, per cui respirate e cercate di mostrarvi solari, invece che malmostosi, seri o addirittura scuri in volto. Sembrano cose banali da suggerire, ma l’esperienza mi ha fatto incontrare molti candidati che sono partiti col piede sbagliato cominciando dall’espressione del volto. Rasserenatevi e affrontate questa chiacchierata con coraggio e serenità. In fondo vi chiederanno chi siete, la vostra storia e le vostre caratteristiche professionali e personali; tutte cose, insomma, che dovreste sapere bene. Non è una interrogazione, ma una chiacchierata conoscitiva, dove l’aspetto emotivo conta quanto, se non più, dell’aspetto contenutistico (cognitivo).

 

LE DOMANDE DI APERTURA

Le prime domande di un primo colloquio di lavoro saranno certamente inerenti la vostra presentazione: come vi chiamate, dove siete nati, dove avete studiato, come avete conosciuto la società che vi sta selezionando. Sono queste le domande di rito utili a rompere il ghiaccio e a creare l’atmosfera per poi indagare in modo più mirato le competenze e gli aspetti caratteriali del candidato.

Siate sinceri e non cercate di arrampicarvi sugli specchi per cercare di dire ciò che il selezionatore secondo voi si aspetta. Per esempio, la domanda relativa a dove abitate, se dovete quindi viaggiare per raggiungere il luogo di lavoro, piuttosto che se siete disposti ad usare l’automobile o se vi pesa alzarvi presto al mattino per prendere il treno, è meglio che vengano affrontate con sincerità e un pizzico di diplomazia. Inutile dire che abitate da un parente nella stessa città del luogo di lavoro se poi non è così. Le bugie hanno le gambe corte e venire a sapere dopo pochi giorni dall’inizio del periodo di prova che avete mentito su alcuni aspetti, anche se di poco conto, può incrinare quella fiducia che invece deve esserci per instaurare solidi rapporti di lavoro. Anche una piccola bugia, infatti, può allarmare chi non vi conosce e far pensare che come avete agito in modo poco trasparente per una piccola cosa, potrete un domani farlo per cose più importanti.

 

DOMANDE SUGLI ASPETTI PROFESSIONALI

Il selezionatore vorrà sicuramente capire se siete i candidati adatti al posto di lavoro in questione. Gli aspetti che indagherà saranno di due tipi: A) quelli caratteriali e B) quelli professionali. Quanto ai primi, ne parleremo tra poco, ora vediamo le domande tipiche e quelle più insidiose relative agli aspetti professionali.

Terminato l’excursus relativo al percorso scolastico e formativo, le domande cadranno sulle esperienze precedenti, per capire se avete già occupato una posizione lavorativa come quella per cui vi candidate, oppure se avete altre competenze che possono essere spese nella posizione oggetto della selezione. 

Le domande dell’ambito professionali saranno tipicamente:

  • Quali esperienze hai in questo settore?
  • Hai già ricoperto posizioni analoghe per altre società?
  • Hai lavorato molti anni nella stessa azienda? Cosa ti porti con te da quella esperienza?
  • Mi descrivi la tua tipica giornata di lavoro com’è stata finora?
  • In quali compiti hai trovato maggiore difficoltà?
  • In quali situazioni ti trovi maggiormente a tuo agio?
  • Sei mai stato assente per lunghi periodi sul luogo di lavoro?
  • Mi racconti una soluzione creativa che ahi adottato sul luogo di lavoro?
  • Sei una persona che se non sa fare una cosa studia e trova il modo di imparare a farla?
  • Sei mai stato licenziato?
    Cosa hai imparato dai tuoi errori?
  • In quale attività tecnica del tuo lavoro ti senti particolarmente forte?
  • Cosa hai fatto per aggiornarti professionalmente?
  • Quale competenza hai nell’uso delle lingue straniere?

 

Quali possono essere le domande più insidiose in quest’ambito? Alcune le abbiamo già elencate. Per esempio, se vi dovessero chiedere se siete mai stati licenziati, ovviamente dovrete essere sinceri; si tratta qui di saper “impacchettare” bene la risposta, non di mentire nel contenuto. Una buona risposta potrebbe essere: “sì, mi è capitato, è ne ho sofferto molto, perché avevo dedicato grande impegno e non mi è stata data la possibilità di rimediare ad un errore”, piuttosto che “non c’è stato un utile confronto per capire cosa fosse successo”. Insomma, fate capire la vostra disponibilità e apertura a capire e imparare anche dagli errori e cercate di non puntare mai il dito contro il precedente datore di lavoro, cosa che viene vista con sospetto a prescindere che abbiate torto o ragione; critica il selezionatore, infatti, potrà pensare che un giorno ci potrebbe essere lui o l’azienda per cui vi sta selezionando in quella posizione di datore criticato.

Ricordatevi sempre che un’azienda non vuole persone polemiche, persone puntigliose, persone che portano problemi o rigidità. La prima cosa, quindi, è trasmettere apertura, flessibilità, umiltà intellettuale, voglia di apprendere e di mettersi in gioco.

Un’altra domanda insidiosa può riguardare quanto guadagnate nella posizione lavorativa attuale, oppure qual è stato il vostro ultimo stipendio o cosa vi aspettate di guadagnare nel nuovo posto di lavoro. Quanto alle prime due domande, siate sinceri, perché avranno modo sicuramente di vedere in una seconda fase la vostra busta paga. Quanto alla domanda sulle vostre aspettative di guadagno, avere aspirazioni è assolutamente apprezzato, basta che siano realistiche in funzione della vostra posizione attuale e di un vostro ragionevole percorso di crescita. Se da un lato non è necessario mostrare eccessiva umiltà, che potrebbe essere interpretata come insicurezza o mancanza di autostima, dall’altro fate attenzione a non sparare a caso, dando così l’idea di non avere i piedi ben piazzati per terra.

Per ciò che attiene alla conoscenza delle lingue straniere, infine, state attenti a dire che parlate discretamente l’inglese, per esempio, perché il selezionatore potrebbe facilmente mettervi subito alla prova proseguendo in lingua il colloquio; discretamente vuol dire che parlate sufficientemente bene la lingua da poter sostenere il colloquio, altrimenti dovrete dire che avete una conoscenza elementare o addirittura che non la conoscete affatto. In questi casi potreste far seguire a questa affermazione il vostro desiderio di approfondirne la conoscenza.

 

DOMANDE SUGLI ASPETTI CARATTERIALI

Siamo arrivati alle domande indagatrici della vostra personalità, del vostro carattere, delle vostre preferenze, debolezze e motivazione.

Si parte con domande generiche e si procede con domande più specifiche, come:

  • Mi parli un po’ di lei
  • Cosa la motiva oggi dal punto di vista lavorativo
  • Cosa la demotiva maggiormente di un ambiente di lavoro
  • Quali sono i suoi punti di forza
  • Quali sono i suoi punti di debolezza
  • È disponibile a fare straordinari?
  • È disponibile a viaggiare per lavoro?
  • Dove si vede tra 5 anni?
  • Sa essere multitasking?


Alcune domande possono poi essere particolarmente insidiose:

  • Perché pensa che dovremmo assumerla?
  • Mi sa dare una buona ragione per cui non dovremmo assumerla?
  • Si considera un tipo/a creativo nella risoluzione dei problemi?
  • Le è capitato in passato di aver conflitti con colleghi? Come li ha affrontati?
  • Chi è stato il suo capo di cui ha avuto minor stima?
  • Sai lavorare sotto pressione?
  • Come gestisci lo stress?
  • Cosa non sopporti di un collega?

A queste domande dovete fare particolare attenzione, perché sono le classiche domande a trabocchetto, dove non vogliono sapere la risposta in sé come contenuto, bensì vogliono capire dalla risposta i tratti caratteriali: permalosità, rigidità, puntigliosità, aggressività, autostima, carisma, coraggio, resilienza, diplomazia, polemicità, pessimismo/ottimismo, capacità di motivarsi etc.

Le risposte che darete, quindi, devono sempre far intravvedere gli aspetti positivi che un selezionatore cerca in un futuro collaboratore: disponibilità, motivazione, umiltà intellettuale, entusiasmo, morbidezza, intraprendenza, creatività, tenacia, spirito di sacrificio.

Se vi chiedono, per esempio, una buona ragione per cui vi dovrebbero assumere, puntare sull’entusiasmo, sulla voglia di far bene, sulla passione sono sempre cavalli vincenti. Allo stesso modo, se vi dovessero chiedere una buona ragione per non assumervi, mi raccomando non dategliela, o quantomeno potete trasformare una qualità esagerata in un potenziale difetto; per esempio, dire che siete particolarmente tenaci e determinati nel raggiungere gli obiettivi, che a volte potreste apparire testardi.

Quanto a tutte le domande in cui siete spinti a criticare il vostro precedente datore di lavoro o colleghi, non abboccate: rispondete che avete trovato colleghi simpatici e antipatici come in tutti i luoghi di lavoro, ma che siete assolutamente in grado di gestire la situazione per andare d’accordo con tutti. 

Finito il colloquio, mi raccomando un sorriso ed entusiasmo per lasciare una buona impressione. Niente frasi di speranza, sì invece qualche frase di apprezzamento sull’azienda o sui prodotti. Se lo ritenete fate voi qualche domanda che faccia intendere che siete interessati a capire meglio e approfondire.

Per il resto, in bocca al lupo!

 

di Mario Alberto Catarozzo

Formatore e Coach professionista

@MarAlbCat

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