Burnout al lavoro: cos’è, sintomi, come evitarlo

“Bruciarsi”, questa è la traduzione letterale del termine inglese burnout. È considerata una vera e propria malattia oggi il burnout o “sindrome burnout”. Le nostre nonne avrebbero parlato di “esaurimento nervoso” per indicare uno stato analogo al burnout.

Le cause possono essere molteplici, in particolare:

  • Eccessivo carico di lavoro
  • Mancanza di raggiungimento di risultati protratta nel tempo
  • Mancanza di riconosci menti da parte di capi e superiori
  • Ritmi di lavoro eccessivamente sostenuti
  • Mobbing

 

La persona che ha intrapreso un percorso lavorativo con grandi aspettative e si imbatte in una o più di queste cause potrebbe sviluppare tale sindrome, magari se alla base vi è già una predisposizione caratteriale o uno stato emotivo delicato.

 

Le conseguenze del burnout possono essere:

  • Esaurimento emotivo
  • Depersonalizzazione
  • Apatia verso il lavoro

La persona affetta da burnout perde ogni stimolo, non si entusiasma più per nulla, ha un equilibrio emotivo precario che per alcuni può voler dire isolamento, per altri aggressività. La delusione provata dal non aver trovato sul, lavoro quanto ci si aspettava può essere davvero cocente, al punto da far cadere la persona in uno stato di depressione vero e proprio.

 

Di solito il burnout attraversa quattro fasi:

  1. FASE DELL’ENTUSIASMO: la persona intraprende la propria carriera lavorativa con aspettative.
  2. FASE DELLA SVALUTAZIONE: la persona rimane delusa da quanto trova e comincia a lamentarsi e svalutare tutto.
  3. FASE DELLA FRUSTRAZIONE: la persona comincia ad essere scettico su tutto, si trova inutile e sente di non avere via di sbocco.
  4. FASE DELL’APATIA: la persona ha perso ogni stimolo verso il lavoro.

 

Questo ciclo rappresenta una dinamica a spirale in cui a volte alcuni lavoratori incorrono. Un mix di cause, interne alla persona ed esterne concorrono a formare questo mix deleterio, che una volta innescato richiede l’intervento di cure specialistiche psicoterapiche e a volte farmacologiche per poter aiutare la persona ad uscire da questa spirale depressiva.

È molto importante quindi prevenire queste situazioni individualmente, con un’accurata gestione dello stress, una vita attiva sia dal punto di vista mentale che fisico, adeguate relazioni sociali dentro e fuori dal contesto lavorativo e, nei casi opportuni un supporto psicologico.

Altrettanto importante è la prevenzione a livello di luogo di lavoro, dalla realizzazione di ambienti di lavoro adeguati alla salute psico-fisica dei lavoratori, alla gestione di ritmi di lavoro sostenibili, alla previsione di percorsi di crescita professionali, alla cura della formazione continua dei lavoratori, alla definizione di attività di team building che continuino a riproporre sani valori del lavoro in team.

Ciascuno di noi trascorre al lavoro la maggior parte del tempo della giornata, per cui è indispensabile che gli ambienti di lavoro siano il luogo in cui ciascuno possa ragionevolmente realizzare le proprie attitudini e talenti. Gli esseri umani son esseri sociali, pertanto è fondamentale che possano esprimere la propria socialità anche al lavoro, per esempio con luoghi deputati al coffee break, piuttosto che al pranzo insieme.

Importante, inoltre, è che ciascuno si senta costantemente coinvolto nei progetti aziendali e senta di poter apportare il proprio contributo.

Infine, ambienti in cui ci sia la possibilità di dire la propria opinione, in cui ci si senta ascoltati e ci sia l’occasione del confronto, saranno ambienti sani dove la personalità di ciascuno potrà trovare spazio per crescere e realizzare se stessa.

Ricordiamoci sempre che creare buoni ambienti di lavoro, sotto tutti i punti di vista, è nell’interesse di tutti, datori di lavoro e collaboratori, perché oggi più di un tempo i risultati si possono raggiungere solo in team e le aziende che avranno le migliori performance saranno quelle in cui le persone che vi lavorano sono felici.

di Mario Alberto Catarozzo
Formatore e Coach professionista
@MarAlbCat

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